Roberto Castagno

Roberto Castagno
Laurea Ante Riforma in Ingegneria Elettronica indirizzo Telecomunicazioni
Head of IPR at Neste, Honorary Consul of Italy, Lecturer at Tampere University
Tampere, Finland

Intervista rilasciata a maggio 2020

 

1) NOME- COGNOME

Roberto Castagno

 

2) AZIENDA ATTUALE PRESSO CUI SEI IMPEGNATO E RUOLO

Neste, Head of IPR Services, TECH, Finlandia - Tampere

 

3) FORMAZIONE PRESSO l’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI TRIESTE: LAUREA/MASTER/DOTTORATO

Laurea Ante Riforma in Ingegneria Elettronica indirizzo Telecomunicazioni

 

4) PUOI SPIEGARE QUALI SONO LE TUE MANSIONI E LE RESPONSABILITA’ CHE RICOPRI?

Da Aprile 2020 sono il responsabile del dipartimento di proprietà intellettuale della Neste, la seconda azienda della Finlandia e leader mondiale nel campo dei carburanti rinnovabili. Col mio team, ci occupiamo dello gestione e dello sviluppo del portafoglio brevetti della Neste, nonché dell’integrazione degli aspetti di proprietà intellettuale in tutte le attività strategiche ed operative del gruppo. 

Dal 2003 collaboro con la Tampere University of Technology come lettore. Ho tenuto il corso di “Digital Video Processing” dal 2003 al 2013 e daL 2017 ho inaugurato un nuovo corso in Technology and Intellectual Asset Management. Dal 2004 sono il console onorario d’Italia per la regione della Finlandia occidentale (Tampere) e collaboro come consulente per l’Ambasciata su temi di innovazione e tecnologia.

 

5) QUALI  SONO STATE LE TUE  PRIME ESPERIENZE DI LAVORO DOPO LA LAUREA? CREDI SIANO SERVITE PER ARRIVARE ALLA TUA POSIZIONE ATTUALE?

Ho avuto i miei primi contatti col mondo industriale già durante la mia tesi di laurea nel laboratorio di trattamento delle immagini. La Seleco di Pordenone ha sponsorizzato uno stage di ricerca presso il Signal Processing Laboratory della Tampere University of Technology in Finlandia, i cui risultati sono stati usati per la tesi e pubblicati in articoli scientifici. Immediatamente dopo la laurea, in attesa di cominciare il servizio militare, ho lavorato come stagista nel dipartimento di Elettronica, portando avanti il mio progetto di tesi, in collaborazione con la Seleco. Dopo il servizio come ufficiale di Marina ho conseguito un dottorato di ricerca presso il Politecnico Federale di Losanna in Svizzera. Al termine del dottorato, il mio correlatore di tesi finlandese (nel frattempo passato alla Nokia) mi ha offerto un lavoro a Tampere nel Nokia Research Center. 

Dal 1999 al 2020 sono rimasto alla Nokia, ma ho cambiato ruolo in media ogni 2-3 anni. Fino al 2006 sono stato impegnato soprattutto in ruoli di ricerca e sviluppo o business development. Dal 2007 in poi sono stato responsabile della gestione degli aspetti di proprietà intellettuale (soprattutto brevetti) relativi all’attività di varie divisioni della Nokia. Mi son occupato ad esempio di strategia dell’innovazione, standardizzazione, analisi dei rischi, “due diligence” in vista di acquisizioni, contrattualistica e – in misura minore - contenzioso.

 

6) IN CHE MODO IL TUO PERCORSO DI STUDI HA INFLUITO SULLE TUE SCELTE PROFESSIONALI?

Il DEEI (Dipartimento di Elettronica) era una realtà al tempo stesso compatta, con un ottimo rapporto tra studenti e professori, ma anche molto aperta al mondo industriale e scientifico, con collaborazioni industriali, scientifiche ed accademiche in molte aree quali le telecomunicazioni, la bioingegneria, il controllo di produzione. Il passaggio determinante per la mia carriera professionale è stato il mio lavoro di tesi e successivamente di stage nel Laboratorio Trattamento delle Immagini. È grazie ai miei relatori Prof. Sicuranza e Ramponi se ho avuto la possibilità di sviluppare il mio progetto di tesi tra due laboratori di rilevanza mondiale nel nostro campo (Tampere e Trieste) e successivamente di proseguire i miei studi presso un terzo centro di eccellenza in Svizzera. Il fatto di aver studiato in un ambiente aperto ha poi fatto sì che il mio percorso professionale mantenesse un profilo internazionale in maniera molto naturale e direi quasi inevitabile.

 

7) COSA PORTI CON TE DELL’ESPERIENZA DI STUDIO ALL’UNIVERSITA’ DI TRIESTE?

Dovendo riassumere in uno slogan, direi che “piccolo è bello” si adatterebbe al mio ricordo degli studi a Trieste: grazie alla sua dimensione tutto sommato moderata, l’Università di Trieste aveva un buon equilibrio tra qualità degli studi e qualità della “logistica” in generale. I servizi, le biblioteche ed i laboratori funzionavano bene e si poteva dedicare le proprie energie a studiare e a fare esperienze. Inoltre si riusciva ad avere un rapporto coi docenti che andava al di là dell’arida burocrazia “corso-esame-libretto-voto”. Ripensando a quegli anni, mi accorgo che il contributo formativo di molti docenti non si fermava alla “somministrazione” del corso, ma coinvolgeva anche le loro attività scientifiche ed anche i loro interessi personali: l’immagine che mi viene in mente è quella di una comunità, non di un “laureificio”.

 

8) COSA CONSIGLIERESTI A UN NEOLAUREATO CHE DESIDERA INTRAPRENDERE LA TUA PROFESSIONE?

Il mio ruolo attuale è soprattutto caratterizzato dalla interdisciplinarietà. Ogni progetto che seguo ha componenti tecniche, commerciali e legali. Una gran parte del mio tempo è dedicata a cercare sintesi tra questi ambiti apparentemente disgiunti, e soprattutto comunicare con colleghi che hanno competenze e responsabilità diverse. Probabilmente, la flessibilità e l’apertura verso nuove prospettive sono la dote che maggiormente mi aiuta nel mio ruolo. Consiglierei anche agli studenti delle nuove generazioni di approfittare del periodo di studio per guardarsi in giro, fare esperienze (in Italia e all’estero) ed approfittare dell’opportunità di instaurare un rapporto più personale con i docenti che a Trieste è probabilmente più facile che nelle mega-università. Consiglierei anche di non preoccuparsi eccessivamente degli aspetti burocratici legati a queste esperienze. Mi capita spesso di incontrare studenti Erasmus in scambio in Finlandia che si preoccupano di ottimizzare al massimo il numero di crediti riconosciuti etc: il mio consiglio è sempre quello di lasciar perdere la burocrazia. Se anche dovessero “sprecare” il  10?i crediti, se quel corso non formalmente riconosciuto è di interesse, lo si segua senza remore. Tra 20 anni, nessuno si ricorderà dei 4 crediti “sprecati”!